Fuoco alla fattoria (chiaro di luna)

Fuoco alla fattoria (chiaro di luna)

I film

Faccioli è interessato ad analizzare ed a sottolineare, momento per momento, atteggiamenti, comportamenti e abitudini, insistendo affinché possa essere costruito ciò che l’artista ritiene essere un storia definita. In tal modo arriva a creare una moltitudine di immagini che, si è detto, molto spesso fanno parte di un’unità. Questo suo atteggiamento deve essere visto, non come casuale, ma come una straordinaria intuizione che amplia le possibilità della comunicazione visiva legata all’arte figurativa.

Esiste una serie di dipinti che è sottotitolata “Chiaro di luna”. Al primo colpo d’occhio si potrebbe dire che l’artista, in queste opere, vuole evidenziare un particolare sentimento per il riflesso che la luce del nostro satellite ha sulle persone e sulle cose. Faccioli è appassionato, come si è detto, dal naturale e il riflesso lunare, per lui, è come una fiamma di un ciocco, di una candela o di una lampada: è naturale. In “La malattia”, per esempio, il fascio di luce lunare entra dalla finestra e, disegnando una scia sui letti della stanza buia, fa intravvedere le persone che assistono il malato. In questo caso il racconto di Faccioli finisce nella descrizione della scena e non va oltre. Per altri dipinti dal sottotitolo sopra citato, invece, non è così. E’ come se l’artista avesse una cinepresa e filmasse le sue storie da cinema muto, creando un film con poche, ma esemplificative, inquadrature.

Il primo film. È notte, la luna illumina la terra e getta la sua luce sulla finestra, ,vuota, di un maniero. A questa finestra si affaccia una donna che guarda nel buio (“L’attesa”). Infine la stessa donna e un uomo, protetti da una terza persona, fuggono, scendono dallo scalone del maniero (“La fuga”).

Il secondo film. E’ il crepuscolo, le stanze di un cascinale di campagna stanno prendendo fuoco. Un piccolo gruppo di contadini si accinge a intervenire per spegnere l’incendio. L’incendio aumenta, altri contadini arrivano insieme alle donne e ai ragazzi: le fiamme sono alte e il fumo esce dalle finestre. Il fuoco si è ridotto a un piccolo bagliore. La folla che guardava, prima, con ansia, non si muove, resta al suo posto, impietrita (“Dramma rusticano”).

Un’altra storia a “sequenze” è “Il giuoco del pallone” composto da una serie di due dipinti: “La rimessa” e “La battuta”.

Ma la storia filmata più complessa e completa ha per soggetto un gregge di pecore. E’ il racconto di una transumanza, con attraversamento di borghi, di pianure e vallate, soste in rifugi.

Con albe, crepuscoli, tramonti, notti piovose, temporali e uragani. Insomma tutto ciò che la fantasia può costruire sul tema “trasferimento di bestiame” proiettabile in una sala cinematografica, con tanto di didascalie e musica suonate al pianoforte da un pianista in un impeccabile frac.

Faccioli ha recepito cosa significa macchina da presa e scrittura cinematografica. I suoi dipinti seguono infatti una sceneggiatura precostituita e le riprese non sono fotogrammi come scatto a sè stante, ma un “insieme”di immagini capace di costruire un racconto.

Il nostro artista bolognese ha lavorato per tanti anni, lasciando un cospicuo numero di opere di alto livello, il cui fondamento è, sia il sentire poetico in sintonia con il suo tempo, e una tecnica espressiva il cui linguaggio si attiene alla tradizione. Ma se si vuole trovare una chiave di lettura della modernità di Faccioli, è necessario dividere i suoi lavori per categorie, al cui interno cercare le sequenze cinematografiche. In questo modo la pittura di Faccioli assume la forma che egli aveva nel cuore e nella mente, vale a dire quella di “scrivere romanzi” di vite vissute, di quotidianità, di affetti, di gioie, di dolori, di incontri, di attese, di abbandoni. Romanzi d’amore. Questa è stata la rivoluzione estetica di Faccioli. Ma rivoluzione c’è stata, anche, nel vivere una vita di rapporti familiari, amicali e di lavoro, in cui l’onestà, il rispetto, la correttezza professionale fanno di lui un artista amato dai suoi contemporanei per la sua arte e per sè stesso, come essere umano oltre che come artista.

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